Dominanza: realtà o mito?

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Dominanza: realtà o mito?

Messaggio  karanuker il Gio Lug 05, 2012 9:44 am

Interessante articolo da non perdere per tutti appassionati di cani


Dominanza: realtà o mito? L’opinione di Maurizio Romanoni

Posted By Maurizio Romanoni On 5 luglio 2012 @ 07:30 In Etologia-Psicologia canina | 4 Comments


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di MAURIZIO ROMANONI – Ancor prima di avere nozioni sulla materia, mi era sempre piaciuto pensare che solo la specie umana – pure le formiche, avrei poi appreso – potesse essere artefice di tante e tanto grandi nefandezze, al proprio interno, e nei confronti delle altre specie, pervasa da un “sacro fuoco” antropocentrico, alla cui enfatizzazione certo non sono mai state estranee le varie religioni mono o politeiste, indifferentemente.
Fin da bimbo, alla nonna, Cappuccetto Rosso e cacciatore armato, ho sempre preferito il povero lupo che, pensavo, di qualcosa doveva pur nutrirsi, e se l’imprudente Cappuccetto non se ne fosse andata per il bosco, olezzante di crostata ai mirtilli, certo il nostro si sarebbe accontentato di altro …
Un bimbo un po’ anomalo, lo riconosco.
Fin dai primi anni ’70, dunque, quando la teoria della dominanza e della gerarchia era un dogma e la violenza prassi consolidata, credevo e puntavo alla collaborazione con il cane.
Mi pareva, e i riscontri non mancavano, che nessun cane volesse dominarmi.
E quando approcciavo soggetti, i cui proprietari definivano dominanti, alla fine, mi pareva, altro non chiedessero se non di essere capiti, che venisse loro offerta la possibilità di condividere le risorse con saggezza ed equilibrio.
In fondo mi dicevo, e certo mi illudevo, i miei modelli infantili, da Rin Tin Tin a Buck, parevano animati più da un rapporto simbiotico che da un leader carismatico, dominante.
Dunque, in un mondo prevalentemente se non esclusivamente coercitivo, dove anche gli attuali “gentilisti”, maschietti e femminucce, appendevano i cani con i collari a strozzo e “schienavano” con coscienza tranquilla, io ridevo del dogma sulla gerarchia e dominanza.

Solo qualche anno fa incappo in un libello, “Dominanza: realtà o mito?”, scritto da tale Barry Eaton, che scopro essersi laureato in “Companion Animal Beahaviaour and Training” (COAPE NOCN), essere membro dell’Association of Pet Dog Trainers e docente all’“Animal care College”, di corsi sull’addestramento, il comportamento e la psicologia dei cani.
Il fatto di non essere solo, che qualcuno di ben più autorevole di me, in un libretto ironico e apparentemente semiserio, peraltro caldeggiato dalla Turid Rugaas, sia riuscito se non a smantellare, quantomeno a criticare, con rigore e razionalità, decenni di acritiche “incrostazioni” e di irrazionali pregiudizi, mi conforta.
Ride, il simpatico autore, ponendo in copertina il disegno di un cane che, dormendo, sogna in un fumetto, “oggi la mia famiglia … domani il mondo!”
E ride ancora, con illustrazioni esilaranti – che raffigurano una famigliola inappetente, che si costringe a trangugiare qualcosa per poi poter dar da mangiare al cagnetto dall’espressione interrogativa - quando ci ammonisce: “mangiate sempre qualcosa prima di dare il cibo al cane perché l’Alfa mangia per primo!” Oppure: “non lasciate che il cane passi dalla porta prima di voi!”. E ancora: “non giocate a tira e molla!”.
Ve lo consiglio, credetemi, una chicca!

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Molto più serioso e dotto, invece, l’articolo apparso su “Cani Utili” di Gennaio Febbraio scorsi: “Etologia e comportamento” di tal Giovanni Padrone.
In genere approccio i giornali di settore e chi vi scrive con un certo scetticismo, legato all’aspetto divulgativo ed un po’ superficiale di gran parte di questi.
L’articolo e l’Autore, invece, questa volta, mi colpiscono per il rigore della forma e dei contenuti.
Mi è difficile operare una sintesi di cinque pagine fitte e ricche di citazioni e riferimenti, ma vedrò di non dilungarmi.
L’Autore, attingendo a fonti bibliografiche, tra le quali R. Bonanni, Coppinger e Semyonova, disserta di cani ferali, quali Dingo e Carolina dogs in Australia, e dei cani che vivono ai margini di molti villaggi africani, definiti pariah, comparandoli ai nostri cani randagi.
Prosegue, argomentando di uno studio effettuato dall’etologo Roberto Bonanni, su due gruppi di cani randagi che vivono alla periferia di Roma, costituiti rispettivamente da ventisette e nove membri.
Gli studi di Bonanni e della sua equipe di studiosi sono stati pubblicati nel 2010 su Animal behavior con il titolo di “Effect of affiliative and agonisticrelationship on leadershipbehavior in free-ranging dogs”.
La ricerca si conclude affermando che “la posizione di leader è una questione complessa nei cani e non può essere ridotta a cose semplicistiche come passare prima attraverso le porte o mangiare prima del proprio cane”.
Inoltre “il dominio non è qualcosa per il quale i cani sono nati, ma qualcosa che essi possono eventualmente acquisire a seconda della loro situazione.
Forse alcuni cani sono geneticamente predisposti ad essere più dominanti, ma questo non significa che prenderanno necessariamente una posizione dominante in ogni situazione particolare”.
Per questo motivo molti, tra i quali l’Autore, preferiscono il termine “status sociale” che “posizione dominante” nel descrivere l’interazione tra cani.
Il terzo punto importante di questo studio è che lo stato di leader non significa minacce ed aggressioni.
Gli autori hanno scoperto che chi fra i cani ha utilizzato il dominio con segnali di minacce ed ha suscitato un comportamento remissivo, come guaiti o coda abbassata da parte degli altri cani, è stato raramente leader, spesso emarginato dagli altri.
I cani che hanno accolto i segnali di leadership formale, come il leccamento del muso e lo scodinzolio, senza minacce o aggressioni, avevano molta più probabilità di essere leader.
“Analogamente ai cani oggetto dello studio di Bonanni, i cani “selvatici”, si possono aggregare e costituire in gruppo più o meno numeroso per fini opportunistici (laddove c’è abbondanza di cibo, chi me lo fa fare di dover litigare con gli altri?)”.

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Altri argomenti sono addotti dall’Autore per dimostrare quanto, nel mondo dei cani, nel rapporto tra questi ed altri animali ivi compreso l’uomo, i concetti di gerarchia e di dominanza siano estranei.
L’articolo si conclude con un’ampia disamina di ciò che i cani fanno per testare la compatibilità di un proprio simile col sistema.
Ciò con un triplice scopo:
1. verificare le capacità comunicative.
I cani non hanno alcuna ragione di ribadire il proprio rango o grado gerarchico, ma utilizzano rituali al solo fine di capire se chi si trovano di fronte sia in grado di stabilire un rapporto di comunicazione con capacità lessicali corrette.
2. verificare la conformità dei comportamenti.
“In tal modo i cani che già appartengono al sistema relazionale controllano che i nuovi entrati si comportino secondo le regole che sono alla base della relazione tra cani, i comportamenti che sono più idonei a mantenere una situazione di calma relativa”.
3. verificare l’equilibrio del sistema.
Tramite la conoscenza dei propri simili, ogni cane impara ad interagire in ogni momento e ad individuare quelle connessioni che possono minare l’equilibrio dell’intero sistema. “Si tratta, in realtà, di comportamenti atti a ripristinare l’equilibrio precedentemente alterato o ad isolare gli elementi che creano squilibrio nel sistema”.

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Tutto ciò riferito al cane ed ai suoi parenti selvatici, escluso il lupo, il cui mondo l’Autore tocca solo marginalmente.
Tuttavia in merito a questo, io ricordavo che gli studi fatti afferivano ad animali in cattività o comunque distribuiti in un territorio non vastissimo e con limitate quantità di prede.
E mi pare di ricordare che fosse il famoso studioso David Mech ad aver affermato che, in ampi territori con grande disponibilità di cibo, i lupi si aggregano in una sorta di pax sociale, alla quale sono pressoché estranee gerarchie, lotte di potere e finanche la tanto celebrata monogamia tra il maschio e la femmina alfa. Insomma una sorta di Eden in cui il branco vive in armonia.

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A dare ulteriore conferma ai miei convincimenti, già alimentati dai citati autorevoli studi, soccorre un recentissimo articolo, ampio, approfondito e ricchissimo di fonti, di Carlo Colafranceschi.
Se già ho tribolato a riassumere il precedente, un sunto di questo mi pare impresa titanica e dunque non percorribile.
L’articolo, che appare sul periodico on line “Ti presento il cane”, creato e curato da Valeria Rossi, si prefigge anch’esso di sfatare i miti di dominanza e gerarchia, è, come dicevo, davvero impressionante per vastità, approfondimento e cura nella citazione delle fonti (Lorenz, Schenkel, Rabb, Fox, Zimen, Murie, Mech, Haber, Peterson ed altri).
Inutile dire che la ricerca fatta dall’amico Carlo mi entusiasma addirittura e va a corroborare il mio ormai radicato convincimento.

In altrettanto modo non la pensa la curatrice della rivista, Valeria Rossi, ottima ed esperta cinofila, conduttrice, allevatrice e scrittrice, che, garbatamente, replica suddividendo le critiche in quattro punti:

A) Non concorda sul fatto che il cane debba trovare “conveniente” ciò che gli si propone. O meglio, specifica, lo è in generale, ma ritiene che il cane debba anche obbedire “perché glie l’ho chiesto io”.
“Voglio che il cane obbedisca perché l’ho detto io, perché io sono il suo Dio e quello che gli chiedo è legge. Non perché gli fa comodo così”. Ciò al fine di evitare che uccida, per esempio, il gatto del vicino, attacchi il postino o altro.
Gli altri tre punti sono sviluppati con altrettanto garbo e competenza (salvo il definire le ricerche scientifiche “supercazzole cinofilosofiche”) e afferiscono ad altri punti dell’articolo di Colafranceschi.
In merito a questi non intendo entrare perché ci penserà qualche giorno più tardi, lo stesso articolista, con una replica altrettanto garbata e circostanziata, che ho condiviso in toto.

Insomma, uno “scontro” costruttivo tra due autorevoli esponenti di quella buona e sana cinofilia, di cui si sente sempre più la mancanza, perché troppo infiltrata di strani personaggi “alternativi”, sedicenti guru o addestratori della domenica, come li ha, di recente, definiti la stessa Valeria Rossi, in un suo oltremodo condivisibile articolo.
E’ indubbio che io sposi la tesi di Colafranceschi, tesi che, come dicevo, mi è sempre appartenuta, ancor prima che dotte ricerche scientifiche ne celebrassero il valore.
Esorto il lettore ad approfondire, sulla rivista on line, sia l’articolo che la critica e la replica a questa.
Vi troverà spunti di riflessione davvero interessanti su un argomento tanto importante per un serio approccio al cane ed avrà modo di leggere aspetti che io, per esigenza di sintesi – che come sempre mi accorgo di non stare rispettando – non ho potuto toccare.
Da parte mia mi occuperò, nell’epilogo, di quel solo punto “A” sulla “convenienza”, invece che “obbedisci perché te l’ho chiesto io”.

Cara Valeria, vedi, io credo che, crescendo il cucciolo nutrito di continui rinforzi, egli troverà conveniente realizzare ciò che io gli chiedo, perché i nostri intenti sono comuni, perché siamo animati da un comune modo di sentire. Ecco il solito romantico un po’ patetico, penserai. Non lo nego, ma prova a darmi retta solo per un po’. E’ indubbio, per rinforzi non mi limito certo ad intendere il consueto squallido bocconcino, ma li estendo al gioco frenetico, al tira e molla, allo scambio senza conflitti, alla carezza profonda, all’intimità con il proprio cane, che solo il vero cinofilo sa raggiungere. Il cane va “pagato” in mille modi e con duemila diverse intensità.
Il cucciolo crescerà pensando che per quanto il mondo circostante possa essere interessante, le alternative che io gli offro saranno sempre molto più allettanti. Da qui credo scaturisca un rapporto, una relazione profonda, non già dalla retorica del “il cane mi deve amare perché lui è il cane e io sono il suo padrone, non perché gli do da mangiare”, come troppo spesso ci viene detto da molti neofiti e, purtroppo, non solo…
Il cane va “pagato, pagato, pagato” all’ennesima potenza. E’ bene che questo homo sapiens impari a dare prima di pretendere amore come dato acquisito.
E’ bene che il rinforzo, quello vero, autentico, divertente, intenso, diventi parte integrante del proprio modo di essere e non si limiti a quattro bocconcini contenuti in un triste sacchettino appeso al fianco.
Solo così è possibile che io divenga il suo Dio e che ciò che gli chiedo sia considerata Legge.
In questo concordo con te, Valeria. Ma il rango di idolo va meritato, sudato e forse anche sofferto, diversamente si è despoti assoluti.
Ed è proprio quel “ritenere conveniente”, il terreno, l’humus in cui si coltiva la relazione profonda.
Non escludo affatto, a priori, un eventuale brevissimo intervento di rinforzo negativo, per “spiegare” bene che il gatto del vicino ed il postino non si toccano, ma questo dovrà essere, appunto, brevissimo ed apportato con la massima chiarezza, con animo sereno e senza arrabbiature, e sostituito o integrato, quanto prima, con una benevola azione di desensibilizzazione e controcondizionamento.
Quanto alla Sciuramaria, categoria del pensiero che molto spesso si affaccia al concreto ed a cui molti educatori ci chiedono la chiave di accesso, visto che imbecille non è (concordo) semmai scarsamente informata, proporrei di mostrarle come lavorano i nostri cani, come ci guardano adoranti in condotta e non, come sono pronti ad ogni segnale (non comando).
Le spiegherei che quegli sguardi sono frutto d’amore, amore che si riserva ad un amico, ad un Vero Amico.
Che non esiste gerarchia o dominanza ma solo collaborazione. Che la motivazione si ottiene chiedendo poco e pagando molto. Che questa, la motivazione, scaturisce dalla collaborazione e dal rinforzo non dalla dominanza.
Le Sciuremarie quasi sempre capiscono. Ed io me ne sono trovate molto spesso di fronte, e…. con gli occhi lucidi….

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P.S. Abbandonando la serietà del dissertare per concludere in faceto, vorrei ricordare che, sopra tutte, c’è una ragione, prevalente, assorbente, assoluta, inequivocabile ed incontrovertibile, che ci dovrebbe indurre ad abbandonare la teoria della dominanza.
La ragione è contenuta nei tanti video di quel decerebrato o cerebroleso – decidete voi – di Shaun Ellis. Provate a dare un’occhiata.
Vi apparirà un umanoide, imbecille, travestito da lupo, puzzolente di uomo sozzo, non già di lupo, che si nutre di carogne insieme ai lupi ed a loro ringhia, con squallidi denti umani ingialliti, non certo mostrando poderose zanne.
L’idiota ha l’ardire di credersi capobranco, e tanto velleitarismo da ritenersi in grado di fare da “mamma/capobranco”, a tre cuccioli per poi reinserirli in natura. REINSERIRLI IN NATURA!!! Capito?
E i lupi che fanno? Loro, cresciuti non già in Alaska ma in angusti recinti, lungi dal mettere in atto un qualsivoglia comportamento di branco di fronte alla preda da spartire, leccano e scodinzolano di fronte all’ebete, come qualsiasi dei nostri cani al momento della pappa.
E, fuori, le TV inneggiano all’indomito coraggio dell’uomo-lupo.
Che mondo di imbecilli … ben venga l’estinzione della specie homo sapiens!!!
(“insapiens”…..)

link: Dominanza: realtà o mito?

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Re: Dominanza: realtà o mito?

Messaggio  luke68 il Gio Lug 05, 2012 10:52 am

Molto interessante; fa sempre bene leggere articoli del genere perchè non si finisce mai d'imparare.
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Re: Dominanza: realtà o mito?

Messaggio  Daniele Prosperi il Gio Lug 05, 2012 11:18 am

fortunatamente ogni tanto ci pensa anche qualcun'altro Basketball
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Mio cucciolo è dominante...

Messaggio  karanuker il Mer Lug 31, 2013 9:32 am

Di seguito articolo di Valeria Rossi che tutti dovrebbero leggere, vi ho messo in grassetto le frasi da imparare a memoria:

Il mio cucciolo è DOMINANTE: me l’ha detto miocuggino
Valeria Rossi | 31 luglio 2013 | 0 Commenti |   Stampa articolo
di VALERIA ROSSI – Se c’era una cosa che speravo fosse finita nel dimenticatoio dopo che la cinofilia new age si era fatta in quattro(mila) per negare in ogni modo dominanza e gerarchie, era la storia dei cuccioli “dominanti”, o peggio ancora dei cuccioli “capobranco” (seee…) o “dominanti, in quanto figli di un famoso capobranco” (giuro, è vera).
Perché la cinofilia new age sbaglia di grosso quando nega l’evidenza, ma almeno per quanto riguarda i cuccioli, santiddio, ha ragione da vendere: non possono proprio esserlo, dominanti.
Invece no.
Mi è appena arrivata l’ennesima email in cui mi si spiega che il cucciolo di due mesi, caciarone e mordicchiatore, è stato definito così … non dal classico “cuggino”, purtroppo, ma nientepopodimeno che dal veterinario di famiglia (che, in questo caso, si è rilevato cuggino pure lui).
Prima che qualcun altro mi chieda – come è successo giusto ieri – se “abbiamo finito di sputtanare i veterinari” (cosa che non mi sognerei mai di fare: semmai faccio notare che, come in ogni professione del mondo, ci sono moltissime persone competenti e ci sono alcuni emeriti imbecilli che la laurea non ha salvato dall’esserlo… e da questi ultimi ritengo che sia giusto mettere in guardia la gente, troppo pronta ad accettare pedissequamente qualsiasi cosa arrivi da qualsiasi “dottore”, anziché preoccuparsi di trovare un dottore bravo) preciso che in questo caso specifico:
a) non si tratta di un comportamentalista;
b) non trattandosi di un comportamentalista, il buon dottore non è tenuto a capirne qualcosa di comportamento, né di etologia, né di psicologia canina e dintorni.
E’ tenuto a saper curare un cane malato nel fisico, cosa che non dubito faccia con perizia…ma la sua affermazione sulla dominanza del cuccioletto era stata probabilmente buttata là così, pour parler, e aveva lo stesso valore di un’affermazione in merito fatta dal salumiere o dall’idraulico.
Solo che, avendolo “detto il dottore”, i proprietari del cane l’hanno presa per buona.
Perché il problema, spesso, è questo: a volte un veterinario può buttar lì una sua idea personale, magari peregrina, sul comportamento del cane… così come a me può capitare, che so, di esternare idee sull’economia o sulla riproduzione dei procioni. Non ne capisco un’acca di entrambe, ma può succedere a chiunque di dire una cosa solo perché ci è passata per la testa e magari ci sembrava un’idea valida, anche se non abbiamo nessun titolo specifico per poter parlare di quell’argomento. E’ assolutamente normale: anche perché, se ognuno di noi parlasse solo di ciò che conosce in modo approfondito, questo pianeta sarebbe ricoperto da un silenzio assordante.
Purtroppo, se un veterinario spara una cavolata qualsiasi su cose che – ripeto – non è tenuto a conoscere (tipo  il comportamento, ma anche le razze canine: il veterinario non è un giudice ENCI e nessuno, all’università, gli insegna a distinguere un alano da un rottweiler… anche perché dal punto di vista medico sono “fatti uguali”!), il cliente non riesce a distinguere la parte diagnostica dalla parte colloquiale e prende tutto per oro colato. Cugginate comprese.

Detto questo: perché quella del cucciolo dominante è una cugginata?
Semplice: perché la fase dell’ordinamento gerarchico (così definita da Trumler) inizia solo dopo i tre mesi e dura circa tre settimane.
Prima di allora i cuccioli non si pongono neppure il problema di “chi domina chi”,  anche perché sanno benissimo di appartenere  tutti ad un unico ruolo gerarchico: quello di ultime ruote del carro.
E’ vero che alcuni di essi, giocando, finiscono sempre a pancia all’aria, mentre altri troneggiano ringhiando su di loro: ma quello è “giocare alla lotta”, e non “giocare al capobranco”.  Sono due cose diverse e ben distinte.
Fino ai tre mesi il cucciolo non si è ancora sviluppato abbastanza psichicamente e solo per questo non esiste ancora, per lui, il concetto di “gerarchia”: perché le gerarchie – come ho già ribadito circa un milione di volte su questo sito – sono figlie della superiorità psichica e non certo di quella fisica.
Cito proprio da Trumler (“Il cane preso sul serio”):

Possedevo una volta una cucciolata di cinque cani da alce norvegesi di quest’età, che non avevano nulla da invidiare quanto a focosità e rumorosità alla più scatenata banda di teddy-boys.
Ricordo che assistetti a questa scena: uno dei cani si era infilato con un boccone di cibo sotto la cuccia. Gli altri quattro circondarono letteralmente la tana scavata nel terreno e aperta su tutti i lati e intrapresero a turno dei finti attacchi contro il cane che vi stava acquattato.
Sembrava dapprima che volessero stanarlo ricorrendo alla violenza più truce, ma ben presto si vide che essi non facevano affatto uso della forza. Tutto ciò cui ricorrevano, grida, abbaiamenti, ringhi, gesti di minaccia e morsi dati all’aria, non erano altro che dei tentativi d’intimidazione, come se tutti insieme volessero fiaccare “moralmente” il quinto costringendolo alla fuga.
Ma quest’ultimo non si lasciava confondere, rispondeva agli attacchi che provenivano da tutte le parti e difendeva la propria posizione, finché gli altri si stancarono e uno dopo l’altro se ne andarono.
Aveva superato la prova.
Poiché queste scene si ripetevano, ma con i ruoli scambiati, è facile concludere che nella fase dell’ordinamento gerarchico contino molto di più la resistenza e la superiorità psichica che non la forza fisica.
Sappiamo dagli studi compiuti su altri animali sociali superiori, come gli elefanti o i babbuini, che la guida del branco o dell’orda non è affidata all’animale più forte, ma a quello più esperto, che è in genere il più anziano. Ciò significa che l’allevamento della prole ha come proprio fine il riconoscimento di questa forma di autorità. Lo stesso avviene con i nostri cani e si manifesta nella stabilizzazione dell’ordinamento gerarchico.
Dunque, per l’ennesima volta, cerchiamo di ricordare che:
a) un cucciolo di due mesi non può essere “dominante”, perché non sa neppure cosa significhi esserlo;
b) anche se volesse esserlo, tenderebbe a dimostrarlo attraverso le proprie doti caratteriali, il coraggio, l’intelligenza, l’astuzia e così via, e non certo ringhiando o mordendo (a meno che non lo faccia in modo rituale, come i cuccioli dell’esempio di Trumler, e i suoi proprietari non siano in grado di distinguere. Ma comunque non lo fa con questo scopo, perché è semplicemente troppo presto perché lui si ponga problemi di gerarchia).
Se un cucciolo di due mesi ringhia o morde, o manifesta altri problemi caratteriali, è probabilmente un cucciolo impaurito o confuso, che non ha ancora chiarito a sé stesso (perché noi non gliel’abbiamo saputo chiarire) i cardini della socioreferenza: “chi sono io, chi sono gli altri membri del mio branco, che cosa ci faccio io qui e qual è il mio ruolo all’interno di questo branco”.
Che poi, in realtà, a lui basterebbe aver chiari i primi DUE punti, perché il terzo dovrebbe essere scontato: il suo ruolo, a quell’età, è quello di “fare il cucciolo”, punto. Quindi di essere innanzitutto protetto e difeso dagli adulti del branco (ovvero noi umani, nel nostro caso) e quello di cominciare ad imparare a vivere sotto la guida esperta degli stessi adulti (sempre noi).

Un cucciolo aggressivo è un cucciolo che non è stato soddisfatto in queste sue semplicissime esigenze, e che quindi ritiene di dover lottare per sopravvivere senza alcun aiuto: immaginate un po’ quanto “migliorerebbe” la sua situazione se alla sua aggressività rispondessimo urlandogli addosso, “spanciandolo” ad ogni pie’ sospinto, fregandogli la ciotola da sotto il naso e facendo tutte le altre – scusate, eh  – stronzate diffuse dai sostenitori del “fagli capire subito chi comanda”.
A un cucciolo di due mesi non serve a niente “far capire chi comanda”, perché intanto non lo vuole sapere: comincerà ad interessargli, semmai, dopo un altro mese. *
Quello che lui vorrebbe sapere è chi gli insegna a vivere e chi lo difende dai pericoli: tutto qua.
Se non siamo in grado di dargli queste semplicissime risposte, grandi e grossi ed “esseri superiori” quali riteniamo di essere… forse dallo psicologo (vero) dovremmo andarci noi.

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* - negli Asia Centrale e Caucaso un cane di 7 mese equivale ad uno di 3 di altre razze. (questo lo scrivo il Luiza)

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Re: Dominanza: realtà o mito?

Messaggio  karanuker il Mer Lug 31, 2013 9:35 am

Un incontro al quale bisogna partecipare se si vuole iniziare a capire le doti caratteriali del proprio cane
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Re: Dominanza: realtà o mito?

Messaggio  karanuker il Sab Ago 03, 2013 1:25 pm

ecco video che vi dimostra che cosa non bisogna assolutamente fare con un cucciolo di asia o caucaso appena arrivato in casa vostra, guardate video e leggete la spiegazione di quello che si vede e cosa si insegna al cane.

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Descrizione del video:
Vogliamo fare una piccola analisi tecnica?
Inizio video: Millan parte deciso fissando il cane negli occhi, ovvero sfidandolo. Perché? Per “fargli capire chi comanda”, secondo lui.
Peccato che lui non sia il proprietario del cane, che il cane non abbia alcun motivo di ritenerlo il suo capo e che un cane con un po’ più di carattere, probabilmente, avrebbe già tentato di staccargli il naso solo al primo approccio (e avrebbe avuto anche le sue buone ragioni).
Si passa poi alla ciotola: finché Millan sta a distanza piuttosto ravvicinata, ma non minacciosa, il cane mangia tranquillo e lo ignora. Quando lui va a rompergli le palle, allungando la mano verso il suo cibo, il cane si limita a minacciarlo con una “pinzata a vuoto”, che significa semplicemente “stai alla larga, questa è la MIA ciotola e questo è il MIO cibo”.  Ragionamento del tutto lecito da parte di un animale che difende una risorsa primaria.

Millan, dunque, che fa? Convince profondamente il cane che chiunque si avvicini alla sua ciotola E’ effettivamente una minaccia per lui.
Dopo che il cane  ha tirato la pinzata all’aria lo aggredisce con una ridicola pantomima stila Karate Kid, che a suo avviso dovrebbe significare “sono più forte, sono più macho, eqquicomando io eqquesta è casa mia”. In realtà il cane è confuso, va in autodifesa (scopre i denti) e contemporaneamente manda segnali calmanti (si lecca il naso). Tradotto dal canese, il cane sta dicendo: “Senti, ciccio, ma che vuoi? Io non ce l’ho con te, se tu mi lasciassi mangiare in pace non ti filerei neanche di striscio. Facciamo pace? Levati di torno e lasciami tornare alla mia ciotola. Però smettila con quell’andazzo da Hulk, che mi fai anche un po’ paura, ma non così tanta da accettare che un pirla mai visto e conosciuto mi schiacci psicologicamente: quindi, se insisti e se proprio sarò costretto, mi difenderò”.
Per ribadire questo concetto, il cane si mette anche a terra: Millan quindi pensa di averlo “sottomesso”. Wow.

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quando cucciolo/cane difende il cibo

Messaggio  karanuker il Sab Ago 03, 2013 1:34 pm

Che faccio per correggere un cane aggressivo sulla ciotola?

a) prendo atto del fatto che il cane difende il cibo perché è un cane, punto. Perché il cibo è una risorsa primaria ed è normalissimo che lui voglia difenderla;
b) la cosa da fargli capire è che, se tocco la sua ciotola, non è perché voglia “derubarlo” del suo cibo. Quindi, anziché piantarci le mani ad capocchiam, avvicino sempre una mano che contiene ALTRO cibo. Gliela mostro a distanza tale per cui il cane veda e senta l’odore del cibo, ma non si senta minacciato;
c) aspetto che il cane sia interessato al cibo che tengo in mano e che venga ad annusare la mano; quando lui viene verso di me, io porto la mano verso di lui (e quindi verso la ciotola) e lascio che lui prenda il cibo che gli porgo;
d) ripeto la stessa cosa ai pasti successivi, un giorno dopo l’altro, accorciando man mano le distanze (anche perché il cane ormai ha capito che non rubo, ma “porto”), fino ad arrivare a mettere il cibo nella sua ciotola. Fine.
A questo punto il cane non pensa più che voglia derubarlo, bensì che voglia dargli ulteriore pappa, quindi mi lascia toccare la ciotola finché mi pare.
Non ho MAI incontrato un cane con cui questo metodo non funzionasse.

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"Vedere" i cani è una dote con la quale bisogna nascere, non la si può imparare. Noi dopo tutti questi anni, senza la benché minima esitazione, ricompreremmo i primi due Asia che ci hanno fatto innamorare di questa meravigliosa razza.
Leggendo il pedigree, comprendete come il cane dovrebbe essere; osservando il cane vedete come esso è in realtà; ma è solo osservando i suoi figli che potrete comprendere il suo effettivo valore.

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Urinazione da sottomissione

Messaggio  karanuker il Ven Set 27, 2013 10:49 am

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eccovi una parte dell'articolo

Che fare, invece, di fronte all’urinazione da sottomissione nell’adulto?
Tanto per cominciare, ricordiamo il significato del termine “sottomissione”, che non ha molto a che vedere né con l’atteggiamento dello schiavo umiliato, nè con quello “alla Fantozzi” di ipocrita deferenza.
Nel cane la sottomissione è una dimostrazione di rispetto che comprende il riconoscimento di un rango sociale più elevato del proprio e il desiderio di evitare qualsiasi conflitto.
Quindi, primissimo imperativo: NON punire mai questo tipo di comportamento.
Infatti, se il cane venisse punito perché si sente insicuro e ha un po’ paura di noi, questa paura – ovviamente – peggiorerebbe.
Se invece venisse punito perché pensava di farci felici, andrebbe in totale confusione e perderebbe fiducia in noi (passando, magari, dall’urinazione emessa per compiacerci a quella emessa per paura).
E’ sbagliato anche “consolare” il cane con atteggiamenti di compiacimento (che, come abbiamo visto, rinforzano il comportamento: questo avviene anche nell’adulto, non solo nel cucciolo).

Le cose giuste da fare sono:

a) ignorare l’urinazione (e anche il resto del cane) quando rientriamo dopo un’assenza (è il caso più frequente in cui si manifesta il comportamento: l’altro caso è quello in cui il cane venga sgridato, o comunque si accorga che siamo tesi o incavolati);
b) chiedere al cane un comportamento alternativo.
Dopo essere rientrati in casa (senza filarci il cane di pezza) spogliamoci, posiamo le chiavi o la borsa, mettiamoci le ciabatte, insomma facciamoci tutte le nostre cosine… poi chiamiamo il cane, facciamogli eseguire un piccolo esercizio di obbedienza (basta un “seduto”, o un “dai la zampa”) e solo a quel punto salutiamolo con enfasi, facendogli capire che anche noi siamo molto contenti di rivederlo. Questo tipo di comportamento umano serve anche ad eliminare il vizio di saltare addosso al nostro rientro;

c) eliminare ogni forma di coercizione psicofisica: il che non significa affatto che il cane deve fare tutto quello che gli pare, ma che deve imparare ad obbedire perché sa che così ci divertiremo insieme, e non per timore di una punizione. So che molti di voi penseranno, indignatissimi: “Ma io non punisco il mio cane, non lo picchio, non gli faccio paura!”… e invece potreste fargliene anche soltanto con la vostra imponenza fisica, o con l’abitudine a compiere gesti di forte dominanza che per voi sono “coccole” e per lui sono “prove di forza”, se non addirittura sfide (esempi tipici: le pacche sulla testa, il guardarlo dritto negli occhi, l’abbraccio).

d) cercare di migliorare l’autostima del cane, come abbiamo già detto in altre occasioni, comportandoci non come capi autoritari, ma autorevoli. Lo so che per iscritto è tutto facile, mentre capire la differenza nella pratica quotidiana è molto più complicato: però la differenza è sostanziale. Se ne avete la possibilità, vi consiglio di frequentare un BUON campo, con un BUON istruttore che sia in grado di mostrarvela in pratica e non soltanto sulla carta. Ovviamente, i due maiuscoli non li ho messi a caso…

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Re: Dominanza: realtà o mito?

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