Pastore dell'Asia Centrale e del Caucaso
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Cucciolo appena adottato...cosa pensi tu e cosa pensa lui

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Cucciolo appena adottato...cosa pensi tu e cosa pensa lui Empty Cucciolo appena adottato...cosa pensi tu e cosa pensa lui

Messaggio  karanuker Lun Set 30, 2013 12:00 pm

di VALERIA ROSSI – Hai scelto il tuo cane in un Allevamento con la A maiuscola. Ti sei comportato da umano responsabile e attento, sei andato a vederlo due o tre volte in allevamento, ne hai seguito la crescita, gli hai scattato millemila foto dal “giorno zero” (il primo in cui l’Allevatore  ti ha permesso di fargli la prima carezza) al giorno in cui finalmente lo porti a casa.
Lui, ormai, è il tuo cane e pensi che la cosa sia reciproca. Pensi di essere anche tu il suo umano.
Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così?
Ecco alcuni esempi abbastanza tipici (ahimé) di situazioni in cui il cucciolo la pensa in modo drasticamente diverso da quello che noi immaginavamo.

L’uscita dall’allevamento

Il cucciolo: “Che succede? Dove mi portano? Chi sono questi? Il loro odore non mi è del tutto nuovo, ma non mi è neppure abbastanza familiare da fidarmi. Dove andiamo? Che vogliono? Aiutooooo! Che posso fare? Scappare non è possibile. Per morderli sono troppo piccolo. Ok, io mi freezo: resto immobile, magari pensano che sia morto e mi lasciano perdere“-

L’umano: “Guarda che amore, si sta addormentando tra le mie braccia! Sa già di essere con i suoi nuovi padroni!”

Il viaggio in macchina

Il cucciolo: “Questa cosa si muove: fermatela! Blearrrrghhh… mi viene da vomitare. Meglio che mi addormenti, prima che mi si rovesci del tutto lo stomaco.”

L’umano: “Dorme… non soffre affatto la macchina, meno male! Questo cucciolo è proprio adorabile!”

Il giro di visite ad amici e parenti per mostrare il nuovo arrivo

L’umano: “Guarda che meraviglia… l’ho appena preso! Accarezzatelo tutti, così socializza!”

Il cucciolo (preso a pacche sulla testa e sulla schiena): “E questi altri chi sono? Perché mi vogliono dominare?  Ma cos’ho fatto di male? Io mi facevo gli affari miei… aiutooooo! Voglio tornare dalla mammaaaaa!”

A casa

Il cucciolo: “Come si esce da qui? Devo trovare una via di fuga. Arghhhhh!!! Riecco i mostri, mi stanno dando la caccia… ora mi nascondo!”

L’umano (prima ora): “Checcarino, esplora la sua nuova casa…”
(seconda ora): “Be’, ma cosa fai sotto il letto? Perché non esci più? Non le vuoi le coccole? Guarda, ho un bocconcino buonooo… ma cos’hai, paura? Ma sei scemo?”
(terza ora): “Pronto? E’ l’allevamento? Senta,  ma che cane mi ha dato? Ha PAURA! (tono seccato/deluso) Non doveva essere una razza coraggiosissima?”
L’allevatore: “Certo che sono coraggiosi: da adulti! Ma questo ha due mesi… cosa pretende?”
L’umano: “Eh… va bene, che non sia proprio un leone ci può anche stare, per adesso. Ma non mi AMA! Scappa quando voglio fargli le coccole. Si è infilato sotto il letto e non esce neanche col bocconcino! Non sarà mica pure malato?”
L’allevatore (sbuffando tra sè e sè): “Non è malato… è solo un po’ stressato: la sua vita ha subìto un cambiamento molto drastico…”
L’umano: “E certo… ma è cambiato in meglio, no? Ha una casa tutta per sé, una famiglia che lo ama… e lui che fa? Si nasconde!?!  Guardi, io non so più se lo voglio, eh, ‘sto cane… non mi vuole bene! Non è mica normale, per un cane!”

Purtroppo questi equivoci sono assai più frequenti di quanto non si creda: sempre per colpa della solita “retorica del cane fedele”, di cui ho parlato anche in questo articolo riferendomi però al cane adulto.
Con il cucciolo, il fraintendimento nasce soprattutto dal fatto che molte persone si aspettano che lui le ami “in automatico”.
Ma come? Ho fatto millemila chilometri, pure più volte, per farmi conoscere da te, e adesso non mi fili di pezza?  Ho pagato fior di quattrini per averti, e tu mi eviti?
Quasi inconsciamente, nel neo-proprietario nasce una forma di vero e proprio risentimento.
Qualcosa tipo “Come osi non amarmi, dopo tutto quello che ho fatto per comportarmi da proprieario ideale?”
E’ un sentimento molto simile a quello che prova chi adotta un cane in canile, e si meraviglia (ma soprattutto si incavola) se il cane non si inginocchia al suo cospetto baciandogli le mani, col fumetto sulla testa che grida:  “Oh, mio salvatore!”.
Ma salvatore DE CHE?
Sia l’adulto preso al canile, sia il cucciolo portato via dall’allevamento e dalla sua famiglia di origine, non hanno la più pallida idea di essere stati portati in una nuova casa dove vivranno una nuova vita piena d’ammmmore e di coccole.
Sono (entrambi) felici e rilassati come il tizio che stava dormendo nel suo letto e si risveglia in Aspromonte circondato da rapitori armati e mascherati.

Non capire che la mente del cane ha dei limiti, e che lui sta vivendo questa esperienza in modo traumatico e non certo sereno, crea un pericolosissimo circolo vizioso: l’umano si sente “offeso” dal comportamento del cane, il cane sente la tensione dell’umano e si spaventa ancora di più, l’umano cerca di costringerlo ad apprezzare coccole, cibo e quant’altro, il cane si chiude in se stesso pensando qualcosa tipo:  “Adesso mi sveglio e scopro che è stato tutto un incubo”.
Se il cane manifesta un (sacrosanto) timore ma non mostra aggressività, ed appartiene a una razza da guardia o da difesa, l’umano lo considera “malriuscito” perché dovrebbe essere un cuor di leone; se per caso decide di lottare per la vita e quindi ringhia – o addirittura morde – per sfuggire a quello che per lui è davvero un incubo, allora gli umani pensano che sia un piccolo (o grande) stronzo irriconoscente.
Tutto questo perché si è profondamente convinti che un dobermann debba “fare il dobermann” già a sessanta giorni, che un cucciolo sia in grado di leggere la cifra che è stata scritta su un assegno, che qualsiasi cane preso in braccio una volta da qualsiasi umano debba consegnargli il proprio cuore incartato e incellofanato, per sempre.

Ma stiamo scherzando?
Chiunque rilegga le frasi che ho appena scritto penserà, ovviamente, che siano assurde cavolate: certo che un cucciolo è solo un cucciolo! Certo che un cucciolo non può sapere di essere stato pagato fior di soldoni! Certo che l’adulto preso in canile non può immaginare che stava in una situazione infame e che adesso andrà a stare meglio: mica può prevedere il futuro!
Eppure, in moltissimi casi, incosciamente ci aspettiamo proprio che queste assurdità siano assolutamente realistiche.
E ci offendiamo pure, quando le cose non vanno come nel romanzetto rosa (assurdo) che ci siamo fatti nella testa.
L’unico consiglio che posso dare a chi si ritrova in queste situazioni, e comincia a pensare di “aver sbagliato cane” (sia che l’abbia adottato, sia che l’abbia acquistato) è questo: spegnete il cervello e riaccendetelo, mettendo in OFF la modalità “ammmore” ed attivando la modalità  “pensiero raziocinante”.
Perché non ci vuole altro. Basta pensarci su un attimo, per capire che il cane non ha la sfera di cristallo e non può immaginare la vita che lo aspetta. Lui sa solo di essere stato portato via dal suo habitat, conosciuto e rassicurante (i cani sono estremamente abitudinari, ogni cambiamento per loro è uno stress) e di essere stato trascinato verso l’ignoto da persone altrettanto ignote.
Non è che per essere stati un paio di volte in allevamento, o al canile, siate diventati i “suoi umani”: per lui siete degli sconosciuti, o al massimo degli sconosciuti “che gli pare di aver già visto da qualche parte”. Ma il cane non può amarvi  solo per questo: rassegnatevi.

Rassegnatevi, ma soprattutto resettate il cervello.
Comportatevi da “esseri superiori”, pensanti e raziocinanti: cancellate il risentimento (e non dite che non è vero che lo provate! Scavate un pochino più a fondo nella vostra psiche e lo troverete di sicuro: eccolo là, visto?), levatevi dalla testa la retorica del cane che alla prima carezza vi si appiccica come un francobollo (pensate solo che, se così fosse, il primo amico che domani gli fa una coccola avrebbe conquistato l’ammmmore del vostro cane per sempre! Ma vi pare normale?) e cominciate a lavorare per creare un rapporto che potrà richiedere pochi giorni nel caso del cucciolo, ma diverse settimane – forse anche mesi – nel caso dell’adulto, che essendo più smaliziato e meno ingenuo è assai meno disposto ad incartare e consegnare il suo cuore se non è ben sicuro che ne valga la pena.

Come creare questo rapporto l’ho già spiegato in altri articoli, e magari ne parleremo ancora… ma ora come ora, non è la cosa più importante: la cosa importante è che vi rendiate conto della necessità di crearlo,  mettendoci impegno e possibilmente competenza, senza aspettarvi che tutto succeda in automatico. Tanto meno che succeda nel giro di dieci minuti.
Specialmente se avete a che fare con un cucciolo, è assai probabile che sia un processo veloce: ma immediato, proprio no.
Se un cucciolo vi mostrasse ammmmore incondizionato cinque minuti dopo che l’avete strappato alla sua famiglia di origine, caricato di peso su un mostro a quattro ruote che gli fa venire il mal di mare, tirato giù (sempre di peso) e magari sbattuto in mano a diversi perfetti estranei che si sono accaniti su di lui a forza di gridolini e pacche sulla testa, infine scaricato in un posto del tutto sconosciuto, pieno di odori che non ha mai sentito e di oggetti che non ha mai visto… embe’, forse sarebbe LUI il cane da riportare indietro. Perché sarebbe, come minimo, un pazzo incosciente.

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"Vedere" i cani è una dote con la quale bisogna nascere, non la si può imparare. Noi dopo tutti questi anni, senza la benché minima esitazione, ricompreremmo i primi due Asia che ci hanno fatto innamorare di questa meravigliosa razza.
Leggendo il pedigree, comprendete come il cane dovrebbe essere; osservando il cane vedete come esso è in realtà; ma è solo osservando i suoi figli che potrete comprendere il suo effettivo valore.

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Cucciolo appena adottato...cosa pensi tu e cosa pensa lui Empty NON PRENDIAMO MAI UN CUCCIOLO TROPPO PICCOLO

Messaggio  karanuker Ven Mag 09, 2014 1:12 pm

Non prendiamo mai un cucciolo TROPPO piccolo!
Scritto da: Valeria Rossi 6 aprile 2011 in Vita col cane 29 Commenti Stampa articolo



“Sono proprietario di un cucciolo di 40 giorni che…”
“Aiuto! Ho un cucciolo di 38 giorni, e…”
Molte lettere (o telefonate) di padroni preoccupati cominciano così: e regolarmente proseguono indicando qualche problema.
C’è chi non riesce a superare lo scoglio dell’igiene casalinga, chi si chiede se il cucciolo capirà mai che le mani del padrone non sono ossa da rosicchiare, chi si chiede perché mai il cucciolo non voglia giocare con lui, ma preferisca starsene rintanato in un angolo.
In molti casi i problemi sono semplicemente dovuti all’inesperienza del proprietario, che si trova in difficoltà di fronte a normalissimi atteggiamenti “cuccioleschi”.
Altrettanto spesso, però, i problemi sono reali: il cucciolo non si comporta in modo del tutto normale, e il padrone ha ragione di preoccuparsi.
A un gran numero di problemi di questo tipo si può dare un’unica risposta: il cucciolo è troppo piccolo, troppo piccolo, troppo piccolo!
La causa di moltissimi mali va ricercata solo nell’età a cui è stato sottratto dalla sua famiglia canina per inserirlo in quella umana.
Per la stragrande maggioranza degli umani, se “piccolo è bello”, “piccolissimo” è più bello ancora: il nostro istinto ancestrale di protezione verso il neonato va in brodo di giuggiole di fronte a tutto ciò che si può tenere nel palmo di una mano (se poi siamo donne, questa sensazione si eleva al cubo).
Per questo motivo desideriamo portare a casa il nostro cucciolo non appena vediamo che è in grado di mangiare da solo: il che avviene più o meno a 35 giorni.
Peccato che lo svezzamento fisico non corrisponda affatto allo svezzamento psichico del cane, che avrebbe ancora un bisogno VITALE di vivere con la madre e i fratelli.
Infatti, nel periodo che va dalla quarta settimana alla fine del secondo mese, il cucciolo “impara a fare il cane”, apprendendo dai conspecifici familiari un’immensa serie di informazioni.
E’ in questo periodo, per esempio, che i cuccioli imparano a dosare la forza del morso: se fanno male a un fratellino giocando, interviene la mamma che gli rifila una sonora sgridata.
Il cucciolo impara così ad associare il “cain” del fratellino (che significa dolore) al ringhio della mamma (che significa “stai facendo una cosa sbagliata”).
Ed è sempre in questo periodo che i cuccioli imparano il significato del “tabù”, insegnamento che spetta al padre (se c’è), ma che può svolgere anche la mamma quando è lei l’unico genitore presente.
Il cucciolo viene rimproverato – con grande scenografia se a impartire l’insegnamento è il padre, un po’ meno duramente quando ad agire è la mamma – se si azzarda a toccare un oggetto di proprietà di un adulto: osso, pallina, ma anche semplice sasso o bastone.
L’ “educatore ufficiale” dei miei cuccioli husky, un pastore tedesco di nome Ektor, non appena lo liberavo in mezzo ai piccoli scalmanati si guardava intorno con il preciso atteggiamento di un professore che entra in aula e cerca il gesso per scrivere alla lavagna: quindi prendeva in bocca il primo oggetto disponibile, si sdraiava a terra e se lo metteva tra le zampe, come dicendo “okay, comincia la lezione”.
E infatti i cuccioli che si avvicinavano troppo all’oggetto venivano “inquadrati” con grandi ringhi e profondi ROAR leonini, e imparavano rapidamente a non toccare le proprietà altrui.
L’oggetto “tabù”, solitamente, era un pezzo di legno, un giocattolo o una pietra: tutte cose facilmente reperibili nel mio giardino.
Un giorno in cui avevamo eseguito una pulizia abbastanza accurata, però, Ektor si guardò intorno a lungo (mentre i cuccioli lo assediavano e gli tributavano gli omaggi dovuti al “capo”): ma accipicchia, non trovava proprio niente di utile!
Così Ektor trotterellò verso la sdraio su cui io stavo prendendo il sole, mi diede una musatina (che avrei potuto tradurre con “scusa, eh? ma io devo lavorare. Prendo un attimo in prestito la materia prima“)…e si appropriò delicatamente ma fermamente della mia crema solare, andandosi a sdraiare con il flacone in mezzo alle zampe e cominciando subito a distribuire sonore sgridate ai cuccioli.
L’effetto sarebbe stato irresistibilmente comico per chi fosse arrivato in quel momento e avesse visto un pastore tedesco che difendeva strenuamente la sua lozione abbronzante da un branco di cuccioli che evidentemente volevano proteggersi a tutti i costi dai raggi ultravioletti.
Ma in realtà si trattava di un momento di grande serietà: imparare a non toccare le cose altrui, infatti, eviterà al cane di ingaggiare future risse anche molto cruente.
Un’altra cosa che i piccoli imparano da questo gioco è che esiste una “distanza di sicurezza”, al di fuori della quale non è il caso di allarmarsi (e infatti il padre interviene con i suoi ruggiti solo quando essa viene oltrepassata).
I cuccioli che non prendono coscienza di questo concetto potrebbero diventare, da adulti, abbaioni incalliti che danno in escandescenze quando un innocuo passante transita a cinquanta metri da casa: il che non ne farà degli ottimi cani da guardia, ma dei tremendi rompiscatole che vi metteranno quasi certamente nei guai con i vicini.
Ma questi sono solo alcuni esempi di tutto ciò che i cuccioli imparano dai membri della loro famiglia proprio nel periodo che va dai 40 giorni ai due mesi-due mesi e mezzo.
Se il cane viene staccato precocemente da madre e fratelli, non imparerà il galateo canino: o meglio, potrebbe impararlo dagli esseri umani, o da altri cani estranei alla sua famiglia.
Ma…ci sono molti e grossi ma.
Il primo è che la famiglia umana, nella stragrande maggioranza dei casi, non parla il “canese”.
Solo i veri esperti, profondi conoscitori di etologia e psicologia canina, possono insegnare a un cucciolo le regole giuste nella lingua giusta (e cioè la sua). Purtroppo i veri esperti sono rari, ed è molto più facile che il padrone cerchi di spiegarsi nel proprio linguaggio (che il cucciolo ovviamente non capisce): a volte, inoltre, non sa neppure cosa dovrebbe spiegare.
Gli altri cani, al contrario, potrebbero essere ottimi sostituti della famiglia d’origine: soprattutto i maschi adulti, fermamente convinti che tutti i cuccioli del mondo siano figli loro.
Ma…qui arriva il secondo “ma”, rappresentato dal problema-vaccinazioni: infatti non è consigliabile portare in giro il cucciolo finché non ha fatto tutti i vaccini, e questo gli preclude ogni incontro con i suoi simili più o meno fino ai tre mesi…età in cui, ormai, i giochi sono fatti per quanto riguarda gli insegnamenti “sociali”.
POSSIBILI CONSEGUENZE DI UN DISTACCO PRECOCE DALLA FAMIGLIA CANINA:
Se il cane ha meno di 60 gg. :
1 – mancata conoscenza del concetto di “rispetto della proprietà altrui”, e quindi rischio di future risse basate sull’incomprensione tra adulti;
2 – mancata presa di coscienza del concetto di distanza di sicurezza, e quindi possibile cane “isterico” che abbaia a qualsiasi foglia che si muova anche a centinaia di metri di distanza. Per i cani da utilità, problemi quasi certi nel lavoro di difesa. In alcuni casi problemi di aggressività e mordacità verso animali e persone;
3 – mancato apprendimento delle tecniche di caccia attraverso il gioco intraspecifico, e quindi abbassamento dell’impulso predatorio fondamentale per i cani da caccia e da utilità (lavoro sportivo).
Se il cane ha meno di 45 gg si aggiungono:
1 – imprinting sull’uomo incompleto, e quindi possibile cane timido o aggressivo verso le persone;
2 – socializzazione incompleta con gli altri cani, e quindi possibile cane rissoso (o timoroso dei suoi simili)
CONCLUDENDO:
A – MAI prendere il cucciolo prima dei due mesi, per nessun motivo (esclusi i casi di emergenza).
B – Se ci sono fondate preoccupazioni sulla possibilità di eventi traumatici (tra cui va sempre incluso il rischio costituito dai bambini piccoli presenti in casa), rimandare l’acquisto e prendere il cucciolo a tre mesi.
Non è assolutamente vero che si affezionerà meno di un cucciolo più piccolo, mentre è verissimo che sarà un cane psicologicamente “completo”, che avrà attraversato nel modo più naturale le fasi più delicate della prima maturazione psichica e quindi avrà altissime possibilità di diventare un adulto equilibrato e sicuro di sé (a meno che non sia il padrone, in seguito, a commettere gravi errori nella sua educazione).
C – ATTENZIONE: quando parlo di acquistare cuccioli di due-tre mesi mi riferisco ovviamente a cuccioli che vengono effettivamente tenuti a contatto con la loro famiglia canina e con le persone che se ne occupano.
Se i cuccioli (in allevamento o in casa di un privato) venissero staccati dalla madre, infilati in un box e semplicemente alimentati, senza che nessuno si curi del loro sviluppo psichico, essi non trarrebbero alcun giovamento da questa permanenza, e probabilmente crescerebbero meglio se venissero portati via da lì al più presto.
Il mio consiglio spassionato, però, è quello di non acquistare mai cuccioli che siano stati tenuti in tale “isolamento sociale”, perché saranno quasi sicuramente cani problematici dal punto di vista caratteriale.

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