Metodologie di modificazione comportamentale

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Metodologie di modificazione comportamentale

Messaggio  karanuker il Mer Giu 06, 2012 10:23 am

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La terapia comportamentale è utilissima, spesso indispensabile.
Attraverso un corretto programma di modificazione comportamentale si possono risolvere molti problemi, anche senza dover utilizzare alcun medicinale o trattamento chirurgico, mentre l’inverso non sempre è vero: medicinali ed operazioni risultano spesso inutili se non sono accompagnati da una terapia comportamentale.
I princìpi generali del trattamento comportamentale sono basati sulla conoscenza di tali problematiche ed in particolare dei princìpi e le tecniche di analisi e modificazione del comportamento, che devono essere noti a coloro che si occupano di questo tipo di trattamenti (Hart & Hart, 1989; Askew, 1996; Overall, 1999; Houpt, 2000).
Nel presente lavoro non si intende approfondire in maniera sistematica tutti gli aspetti relativi ai diversi sistemi di apprendimento ed alle scuole che li hanno teorizzati e studiati successivamente, in quanto è presente una vasta letteratura sull’argomento, a cui si rimanda (Immelmann, 1988; Hilgard et al., 1982; Skinner, 1938; Overall, 2001, O’Farrell,, 1992, e altri).
Ci limiteremo ad accennare ad alcuni metodi di modificazione comportamentale.

Tra le tecniche utilizzabili incontriamo:

· Condizionamento operante
· Condizionamento classico
· Contro-condizionamento
· Desensibilizzazione sistematica
· Abituazione
· Estinzione
· Inondazione
· Castigo
· Rinforzo positivo
· Rinforzo negativo

· Condizionamento
Si parla di “condizionamento” quando un animale associa uno stimolo ad una risposta.
Ad esempio, lo stimolo può essere la parola “seduto” e la risposta il mettersi seduto. Il cane, senza addestramento, non può sapere cosa significa la parola seduto. Ma se tutte le volte che si siede riceve un premio e sente la stessa parola ripetersi, con il tempo, assocerà le cose ed inizierà a sedersi per ricevere il premio.
Il cane, che prima non sapeva associare il comando alla risposta, grazie ai premi ed alla pazienza, è stato condizionato.
Vi sono due diversi tipi di condizionamento: quello classico e quello operante.

· Condizionamento classico

Il condizionamento classico deriva dalle ricerche di Pavlov. Lo scienziato aveva notato che il suo cane, alla sola vista della carne, iniziava a sbavare.
Allora decise di fare un esperimento: tutte le volte che gli mostrava la carne accendeva una luce rossa, contemporaneamente.
Passarono alcuni giorni, Pavlov mostrava la carne ed accendeva la luce. Dopo un po’ di tempo accese la luce rossa, ma senza avere la carne in mano: il cane iniziò a sbavare ugualmente.
Il condizionamento era avvenuto: il cane aveva associato uno stimolo, cioè la luce rossa, ad una risposta, in questo caso la bava (che manifesta la fame).

Bistecca —> il cane sbava
Bistecca + luce rossa —-> il cane sbava
Luce rossa —-> Il cane sbava

In questo tipo di condizionamento il cane non deve effettuare nessun comportamento, l’associazione avviene, per così dire, in modo passivo, incoscientemente.
Questo tipo di apprendimento risulta molto utile nell’addestramento, soprattutto per rendere un premio più interessante (rinforzo condizionato). Un esempio molto attuale è il clicker, ultimamente in gran voga tra gli addestratori.
Questa è una semplice scatoletta che, schiacciandola, emette un rumore tipo click-clack.

Se un cane viene condizionato correttamente, il clicker sarà uno strumento molto utile. Tutte le volte che il cane riceve un premio, ad esempio un pezzo di cibo, si farà, contemporaneamente, il rumore con il clicker.
Il rumore deve essere prodotto nel momento esatto in cui il cane riceve il bocconcino, né prima né dopo.
Dopo un po’ di tempo questo rumore verrà inconsciamente associato dal cane ad un pezzo di cibo, cioè ad una cosa positiva e piacevole. Il clicker diviene un rinforzo condizionato.



Cibo —–>clicker
Cibo —–> clicker
Cibo —–> clicker
Clicker = cibo, premio, rinforzo positivo

In addestramento quando il cane deve essere premiato per un comportamento, al posto di dargli un bocconcino (magari il cane è lontano, oppure il cibo lo distrae eccessivamente) potremo fare click-clack.
In questo modo quel comportamento viene premiato secondo i principi del condizionamento operante, che andiamo ora a descrivere.

· Condizionamento operante
A differenza del precedente, questo tipo di condizionamente prevede che il cane faccia una determinata azione per ricevere un rinforzo.
Il cane comprende che se attua un determinato comportamento, allora riceve un premio.
Col tempo impara a ripetere questo comportamento per ricevere un premio.
Il meccanismo è molto semplice: se un animale manifesta, in determinate situazioni, un comportamento e questo viene rinforzato dall’ottenimento di un premio, l’animale tenderà a conservare e ripetere in futuro questo comportamento.
I comportamenti con conseguenze negative, invece, tendono ad essere soppressi (Pageat, 1999).
La “Legge di Thorndike” dà la seguente definizione: “Ogni azione che, in una determinata situazione, produce soddisfacimento, ha più probabilità di riprodursi se una situazione analoga si presenta di nuovo. Al contrario, ogni azione che ha prodotto insoddisfazione, in una determinata situazione, tenderà a scomparire se questa situazione si riprodurrà ulteriormente”.

Vediamo un esempio di condizionamento operante:
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Il cane si siede —> riceve un bocconcino
(o un click-clack se utilizziamo il clicker)
Il cane si siede —> riceve un bocconcino e contemporaneamente il comando verbale “seduto”

Dopo qualche tentativo, il condizionamento è avvenuto:

Comando “seduto” (stimolo condizionato) —>
Il cane si siede (risposta/comportamento condizionato)—> Bocconcino (rinforzo positivo)

E’ importante tener presente la “Legge di Estinzione”, che ci ricorda di continuare, nel tempo, a rinforzare i comportamenti per evitare che questi vengano persi: “Il condizionamento di un comportamento, che sia stato precedentemente rinforzato o punito, tende a scomparire se il comportamento stesso non è più seguito dalla ricompensa o dalla punizione“.
La regola del “rinforzo intermittente” (vedi prossimo paragrafo) stabilisce che, per essere mantenuti nel tempo, i comportamenti dovranno essere premiati solo di tanto in tanto e non puntualmente ogni volta che verranno eseguiti (Pageat, 1999; O’Farrel, 1992).
Risulta chiara l’utilità di questi princìpi: se desideriamo che un cane apprenda un determinato comportamento dovremo premiarlo ogni volta che lo esegue (rinforzo positivo e premio) oppure cessare lo stimolo aversivo che consegue al comportamento non desiderato (rinforzo negativo).
Se invece desideriamo che l’animale apprenda a non attuare un comportamento, lo faremo attraverso una punizione o un rinforzo negativo. E’ molto importante puntualizzare che i rinforzi devono sopraggiungere meno di un secondo dopo che il cane ha eseguito il comportamento, altrimenti il cane non assocerà le due cose (Askew, 1996).

· Rinforzi, premi e punizioni.

Vediamo ora quali siano i rinforzi efficaci:


Il rinforzo è uno stimolo che aumenta la probabilità della comparsa di una azione in occasione a successive esposizioni alla medesima situazione (Pageat, 1999), un evento che aumenta la probabilità che un certo comportamento sia eseguito (O’Farrell, 2001).
E’ molto importante ricordare che il rinforzo deve avvenire meno di un secondo dopo che il cane ha eseguito il comportamento, altrimenti il cane non assocerà le due cose (Askew, 1996).
Vi sono due tipi di metodologie: il rinforzo continuo e quello intermittente.
Nel rinforzo continuo si premia il soggetto ogni volta che mostra la risposta desiderata (es. ogni volta che si siede).
Questo è utile all’inizio, per insegnare un comando nuovo al cane.
La regola del rinforzo intermittente stabilisce, invece, che, per essere mantenuti nel tempo, i comportamenti dovranno essere premiati solo di tanto in tanto e non puntualmente ogni volta che verranno eseguiti (Pageat, 1999; O’Farrel, 1992)
Prevede che il premio arrivi solo ogni X volte (es. ogni tre volte che si siede), e allora parliamo di “rapporto fisso”, oppure ogni tanto, ed allora viene definito “a rapporto variabile” (es. a volte dopo due, altre dopo quattro volte).
Il rinforzo intermittente può essere anche ad “intervallo”, cioè il premio è elargito dopo un periodo di tempo stabilito (es. dopo un minuto).
Una distinzione viene effettuata tra rinforzi positivi, ossia stimoli scatenanti soddisfazioni dirette (ricompense) e rinforzi negativi o di evitamento di una situazione sgradevole (stimolo avversativo) (Pageat, 1999).

Rinforzo positivo: quell’evento (es. carezza) che si verifica dopo una risposta (es. sedersi) e che porta l’animale a ripetere quella stessa risposta.
Rinforzo negativo: quell’evento (es. collare che si allenta) che aumenta la frequenza di un comportamento (es. camminare senza tirare), ma lo fa mediante l’evitamento o la fuga. Non consiste in una punizione, bensì nella cessazione di un determinato stimolo che aumenta la probabilità che un comportamento sia nuovamente messo in atto. L’animale risponde per evitare uno stimolo.

E’ piuttosto facile confondere il rinforzo negativo con la punizione, ma non sono la stessa cosa.
Riporto un esempio tratto dalla Overall: l’uso dei collari a strangolo. Quando il cane rallenta e smette di tirare, il collare si allenta ed il cane prova sollievo. Il cane quindi impara a non tirare per evitare di sentire il collare stringere.
Purtroppo, spesso, il collare a strangolo viene mal utilizzato e diviene una punizione, ma questo non è corretto.

La punizione è invece uno stimolo negativo che sopraggiunge durante una risposta, in questo modo la risposta tende a diminuire in frequenza, fino a scomparire.
Una punizione deve essere prima di tutto efficace, ma non ansiogena.
Deve essere uno stimolo realmente avversativo e non scelto in modo antropomorfo.
Dunque non risultano utili metodi come rinchiudere un cane in una stanza buia o non rivolgergli la parola per lunghi periodi poiché l’animale non li percepisce come reali punizioni (Pageat, 1999).
Tra quelli efficaci si ritrovano le punizioni verbali e quelle fisiche.
Importante è tenere presente la regola della simultaneità: la punizione deve essere inflitta sul primo atto della sequenza comportamentale (Pageat, 1999).
La punizione è efficace solo se viene inflitta nel momento preciso in cui il cane comincia ad eseguire l’azione indesiderata.
Se ad esempio il problema è l’eliminazione inadeguata del cucciolo, questo dovrà essere punito quando inizia ad annusare o si accovaccia per urinare e non nel momento in cui sta già urinando.
Infine la “regola della permanenza” stabilisce che gli apprendimenti determinati da punizione permangono fino a quando la punizione continua ad essere potenzialmente presente (Pageat, 1999).
E’ per questo che i collari elettrici anti-abbaio sono poco efficaci: quando vengono eliminati ed il cane non riceve più la punizione, l’animale inizierà nuovamente a manifestare il problema.

· Tecnica del contro-condizionamento.
Lo scopo del contro-condizionamento è quello di far reagire il cane in modo differente ad un determinato stimolo, insegnare all’animale ad attuare un comportamento diverso, più adatto.
E’ utile per sopprimere reazioni indesiderate scatenate da uno stimolo sensibilizzante (Pageat, 1999).
Tipico è il caso del cane che si eccita quando capisce che il padrone si prepara per uscire (cane con ansia da separazione).
Bisogna dunque condizionare il cane a reagire allo stimolo in maniera diversa, nel caso in questione a non agitarsi quando il padrone si prepara, ma restare tranquillo nella sua cuccia.
Il metodo consiste in primo luogo nel premiare il cane quando dà una risposta inibitoria verso lo stimolo che causa ansietà.
Se ad esempio il cane, pur percependo che il padrone sta per uscire, resta tranquillo, riceverà un premio.
Con il tempo il premio sopraggiungerà solo se il cane rimane tranquillo nella cuccia.
Il cane apprende così ad associare uno stimolo sensibilizzante ad una reazione differente: quando il padrone si prepara, se il cane resta nella cuccia, riceve un premio.
Una volta che ha appreso a restare tranquillo in attesa della ricompensa, questa può essere poco a poco diminuita e subentrerà la tecnica dell’abituazione.
Allo stesso modo si possono abituare i cani paurosi a non reagire di fronte allo stimolo che li spaventa.
Si insegnerà, ad esempio, a rimanere al fianco seduto.
Ad un cane che abbaia quando sente il campanello suonare, il contro condizionamento può essere utile per insegnargli invece a prendere una pallina tutte le volte che il campanello suona.
Ottimi risultati si ottengono combinando il contro-condizionamento con la desensibilizzazione.

· Tecnica della desensibilizzazione.
La tecnica della desensibilizzazione consiste nell’applicare lo stimolo secondo un gradiente di intensità progressivamente crescente nel tentativo di ottenere la diminuzione delle reazioni allo stimolo stesso.
Inizialmente si sottopone il cane a tale stimolo a bassa intensità, ad esempio si prendono le chiavi, poi si passa ad una intensità di stimolo maggiore, ossia si esce di casa ma si rientra subito, poi progressivamente si aumenta fino a raggiungere l’intensità abituale, ossia uscire di casa per periodi più lunghi.
Regola fondamentale per la riuscita di questa tecnica è che se il cane mostra un peggioramento durante il progredire della terapia bisogna interromperla e tornare un passo indietro.
Nel caso preso in esame, se il cane inizia ad agitarsi quando il padrone esce per qualche minuto, sarà necessario tornare alla fase in cui egli usciva ma rientrava immediatamente e verificare che in questa situazione il cane sia realmente tranquillo prima di proseguire con le fasi successive.
Un altro esempio è la desensibilizzazione ai rumori, come i tuoni o gli spari. Esistono in commercio speciali Cd con registrati i suoni che spaventano generalmente i cani (tuoni, macchine, bambini che gridano, spari, fuochi d’artificio, ecc).
La registrazione verrà presentata inizialmente ad un volume molto basso, in modo da non avere reazione da parte del cane.
Il volume verrà quindi aumentato gradualmente, in modo da premiare il cane se non si mostra pauroso.
Se il processo viene fatto in modo corretto, portando variazioni minime, tali da non avere risposta alcuna da parte del cane, si può desensibilizzare il cane a questi suoni.
Questa tecnica è molto utile per i cani con problemi di paura o fobie, ma anche per l’aggressività in tutte le sue manifestazioni.

· Tecnica dell’abituazione
La tecnica dell’abituazione consiste nella ripetizione dello stimolo con lo scopo di diminuire gradualmente la risposta ad esso associata.
Nel caso del cane che soffre di ansia da separazione, il padrone ripeterà 20 o 30 volte al giorno le operazioni che scatenano l’ansia nel cane, ad esempio prendere le chiavi o mettersi il cappotto, ma senza mai realmente uscire di casa.
Dopo alcuni giorni il cane non assocerà più quei movimenti all’uscita e resterà quindi tranquillo.

· Tecnica dell’estinzione.
La tecnica dell’estinzione consiste nel sopprimere la ricompensa o la punizione che rinforzava o inibiva un comportamento.
Una tipica situazione in cui è utile questa metodologia è quella in cui il cane infastidisce le persone mentre sono a tavola: sarà sufficiente smettere di dargli del cibo, ossia la ricompensa, perché il cane smetta di manifestare questo comportamento.
La carezza è un rinforzo positivo: quindi usarla per “calmare” il cane significa, in realtà, confermare il suo comportamento…anche quando in realtà ci è sgradito.
Un’altra situazione in cui questo metodo si rende molto utile è quella in cui il padrone, nel tentativo di calmarlo, accarezza il cane che abbaia.
L’animale percepisce questo come un rinforzo positivo e continuerà ad abbaiare in modo sempre più insistente e frequente, aspettandosi la ricompensa.
Questa tecnica però non sarà efficace se il comportamento stesso è gratificante per l’animale (O’Farrell, 1992).
Inoltre il tipo di rinforzo precedentemente utilizzato può fornire indicazioni sulle possibilità di riuscita. Se il comportamento è stato premiato in modo intermittente sarà più difficile estinguerlo, questo è bene tenerlo presente.

· Flooding
Il flooding, detto anche inondazione, è un vecchio metodo secondo il quale, l’esposizione forzata e prolungata ad uno stimolo (ad es. il rumore degli spari) dovrebbe abituare il cane a questo stimolo.
In pratica, è l’opposto della desensibilizzazione progressiva.
Una volta, per i cani che erano paurosi delle persone, si suggeriva di portarli in un luogo molto affollato, come la piazza centrale della città o un mercato.
Questo metodo è molto stressante per l’animale, e se viene mal utilizzato può provocare anche gravi danni sul comportamento del cane stesso.
Per questo motivo il flooding, a mio parere, deve rimanere l’ultima delle opzioni considerabili.

· Shaping (modellaggio)
Questa tecnica è utile per insegnare ai cani un comportamento che ancora non sanno attuare.
Come dice la parola stessa, si procede modellando il comportamento, premiando cioè tutte le risposte che si avvicinano a quella che desideriamo. Ad esempio, se vogliamo insegnare ad un cane a sdraiarsi, premieremo tutti quei comportamenti che lo ricordano: sedersi, abbassarsi leggermente con le zampe, ecc. fino a quando premieremo solo ed esclusivamente il restare sdraiato a terra.
Lo shaping può essere utile in molte altre situazioni, e soprattutto per affinare una certa risposta.
Con questo metodo i tempi possono essere più lunghi, per cui è richiesta una certa dote di pazienza, ma è comunque molto valido e assolutamente non invasivo

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"Vedere" i cani è una dote con la quale bisogna nascere, non la si può imparare. Noi dopo tutti questi anni, senza la benché minima esitazione, ricompreremmo i primi due Asia che ci hanno fatto innamorare di questa meravigliosa razza.
Leggendo il pedigree, comprendete come il cane dovrebbe essere; osservando il cane vedete come esso è in realtà; ma è solo osservando i suoi figli che potrete comprendere il suo effettivo valore.

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