Prima di decidere dove comprare un cucciolo...

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Prima di decidere dove comprare un cucciolo...

Messaggio  karanuker il Lun Set 17, 2012 11:27 am

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di VALERIA ROSSI – Sono trent’anni – giorno più, giorno meno – che faccio battaglie contro il traffico di cuccioli dall’Est europeo e in generale contro tutte le importazioni da canifici (di qualsiasi nazionalità) a venditori cagnari. Ma se all’inizio di questa battaglia eravamo in quattro gatti, oggi siamo veramente in tanti a lottare contro questo traffico: allevatori, animalisti, associazioni, veterinari… perfino i media, anche se con un ritardo almeno decennale, si sono accorti di questo traffico veramente vergognoso e hanno cominciato a parlarne.
E’ stata perfino promulgata una legge che teoricamente (molto teoricamente… perchè, come da proverbio, fatta la legge si è trovato l’inganno, con una bella produzione di documenti falsi) avrebbe dovuto permettere controlli più severi sulle importazioni.
Insomma, si è fatto parecchio (non abbastanza, ma qualcosa sì) per contrastare almeno in parte questo schifoso traffico. E si è fatto decisamente molto, a diversi livelli, per informare i potenziali acquirenti.
Ma che cos’è cambiato?
Niente, o quasi.
Moltissime persone cadono ancora nella rete dei trafficanti, perfino quando sanno perfettamente dell’esistenza di un traffico di cuccioli: perché di fronte a un musetto che sprizza tenerezza da tutti i pori, purtroppo, tutte le difese crollano.
L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello di Francesco, a cui lascio direttamente la parola perché la sua testimonianza è un esempio veramente lampante di come si possa cadere in questa vergognosa rete.

Salve, mi chiamo Francesco e scrivo per raccontare la triste storia di un cucciolo.
Vivo da qualche mese insieme alla mia ragazza con la quale abbiamo deciso di affrontare la bella avventura di adottare un cucciolo da crescere insieme. Dopo diverse settimane di ricerche ho trovato l’annuncio di un privato che vendeva cuccioli di Akita Inu. Dopo diverse telefonate ho ritenuto di potermi fidare e mi sono recato a casa sua per vedere i cuccioli disponibili (due, in questo caso).
Entrati in casa vediamo subito questi meravigliosi cuccioli, piccoli e tenerissimi (il privato sosteneva che avessero 75 giorni).
Dopo una chiacchierata e un caffè arriva il momento più difficile: sceglierne uno da portare via con noi. Ci rechiamo così dal suo veterinario di fiducia perchè il venditore “voleva garantirci che stavamo portando a casa un cucciolo sano”.
Il veterinario effettua una visita sommaria (battito, temperatura, orecchie ecc.) e ci da una compressa di Drontal per la sverminazione, dicendoci che probabilmente per due o tre giorni il piccolo avrà diarrea.
Da premettere che Kenta (così abbiamo chiamato il nostro cucciolo, che è quello che vedete nelle foto), è il nostro primo cane, per cui ci siamo fidati del veterinario e siamo tornati a casa del venditore per concludere l’acquisto.
Gli chiedo se è possibile vedere i genitori del cane e a questo punto, mostrandoci il passaporto, lui ci dice che i genitori sono in Slovacchia. Dopo tutte le storie di queste “tratte” di esseri viventi dall’Est che si sentono al telegiornale, questa risposta fa scendere il gelo nella stanza, mentre Kenta tra le braccia della mia ragazza le mordicchia le dita.
Ci eravamo già innamorati di lui, non lo avremmo lasciato lì.
Non eravamo al corrente di questo prima di recarci dal privato, eravamo convinti che fossero nati a casa sua, magari perchè possedeva uno dei due genitori…
Il privato ci dice che li alleva un suo parente all’estero e che glieli consegna personalmente con tutte le carte in regola, prendendosene cura durante il viaggio nel modo dovuto.
Decidiamo di fidarci, anche perché sul passaporto erano segnati tutti i vaccini (stiamo scoprendo giorno per giorno la triste realtà di questo maledetto traffico e di tutti i retroscena che gli fanno da contorno) e il veterinario ci aveva rassicurato sulla salute di Kenta.
Così pago il cucciolo e andiamo a casa.
Oltre al passaporto il venditore ci consegna un modulo per la cessione del cane che noi avremo poi dovuto portare alla ASL della nostra città, ma nessun documento d’iscrizione all’anagrafe canina (che mi sono fatto mandare via fax dopo qualche giorno. Era timbrato dall’ ASL, ma la data era uguale a quella della spedizione: qualcosa non torna, perchè doveva essere datato molti giorni prima).
Quando arriviamo a casa Kenta è molto vivace e mangia come un leone.
Tutto nella norma e noi… felicissimi. Ha un po’ di diarrea, ma non ci allarmiamo: il veterinario ce l’ha detto, è normale che il farmaco abbia questo effetto.
Passiamo due giorni felicissimi col nostro meraviglioso Kenta. Finalmente abbiamo il nostro”bimbo”.
Lunedi iniziano i primi sintomi di quelle che poi sono diventate due settimane di calvario. Innappetenza, poca voglia di giocare, ma le coccole… quelle le fa, ci vuole già’ bene. E noi a lui.
E’ intelligente, in un giorno ha imparato a fare i bisogni sulla traversina: non sbaglia un colpo. Il nostro piccolo è meraviglioso.
Martedi è il giorno della visita dal nostro veterinario di fiducia, ma Kenta prima dell’ora dell’appuntamento giace immobile sul cuscino che gli avevamo comprato…
Sguardo spento, irrigidito, non sta per niente bene. Avvolgo Kenta in una coperta e via. Come un fulmine corro in clinica, dove Kenta viene ricoverato perchè, sebbene non fossero ancora chiare le cause, è fortemente disidratato e debilitato.
L’esame delle feci rivela una parassitosi da coccidi, ma i sintomi peggiorano nonostante le cure, tanto da far pensare alla parvovirosi, per la quale doveva già essere stato vaccinato.
Diarrea emorragica e vomito inarrestabile lo debilitano ogni giorno di più, nonostante le continue cure. Il vomito causa poi una polmonite ab ingestis che lo porta a morire dopo due settimane di ricovero in clinica.
Siamo distrutti, gli siamo stati accanto tutti i giorni e abbiamo sperato di salvarlo fino alla fine.
E lui ha combattuto con tutte le sue forze, povero piccolo.
E’ stato orribile vederlo soffrire così.
Dopo aver visitato un allevamento serio di Akita Inu abbiamo capito che il passaporto era falso, e col passaporto probabilmente lo erano anche tutti i timbri e le etichette dei vaccini: infatti il nostro piccolo non poteva assolutamente avere due mesi e mezzo. Abbiamo scoperto che un Akita di quell’età è all’incirca il doppio di Kenta.
Kenta si è ammalato perchè è stato tolto troppo presto dalla mamma e probabilmente ha viaggiato senza alcuna vaccinazione e in condizioni precarie.
Kenta ha sofferto tanto ed è morto perchè queste persone spietate pensano solo ad arricchirsi e trattano gli animali come oggetti.
Noi abbiamo sbagliato perchè avremo dovuto essere molto più informati: ma abbiamo agito in buona fede e una volta capito l’errore, avremo dato tutto l’oro del mondo per salvarlo.
Non fate mai il nostro stesso errore perchè è orribile veder soffrire queste dolcissime creature e inoltre contribuireste ad alimentare questo assurdo e già enorme traffico. Piuttosto lottate, come stiamo facendo noi dopo questa brutta esperienza, per fermare questa atroce ingiustizia.


Come si può facilmente intuire, i cagnari hanno il gioco facile, anzi facilissimo, nel turlupinare persone già innamorate del batuffoletto di pelo che hanno tra le braccia.
E anche se queste persone hanno letto articoli e libri, hanno visto trasmissioni TV, hanno piena consapevolezza dell’esistenza del traffico di cuccioli…pur di non rinunciare a quel piccoletto che ha già conquistato il loro cuore sono disposti a bersi qualsiasi panzana: il parente slovacco, l’età diversa da quella che dimostra il cucciolo (d’altronde, come può un neofita sapere quanto dev’essere grande un cucciolo di 75 giorni?), le rassicurazioni del veterinario che, in molti casi, è complice del cagnaro… ma in altri può anche essere in buona fede, perchè le malattie virali più comuni, quelle che uccidono un buon cinquanta per cento dei cuccioli provenienti dai canifici dell’Est, hanno un’incubazione abbastanza lunga, e finché non diventano sintomatiche il cucciolo appare sanissimo anche agli occhi del medico.
L’unico modo per difendersi da queste vere e proprie trappole per ingenui è chiedere, per primissima cosa, se i genitori dei cuccioli sono visibili.
Almeno la madre, perché il padre potrebbe anche vivere altrove… ma la madre DEVE essere presente insieme alla cucciolata. Se così non fosse, non andate neppure a vedere i cuccioli.
Girate alla larghissima. Non lasciatevi neppure incuriosire.
Tagliate immediatamente ogni contatto già per telefono, perché farlo di persona, con il cucciolo che vi mordicchia i piedi, diventa immensamente più difficile.
Ricordate: non tutti i privati sono importatori e/o cagnari, ma ormai MOLTISSIMI cuccioli dell’Est vengono smerciati proprio attraverso famiglie private, sia per aggirare più facilmente le leggi sulle importazioni, sia per risultare più “appetibili” agli occhi del cliente.
Molta gente, infatti, ha ormai cominciato a diffidare dei negozi, delle fiere del cucciolo, degli allevamenti multirazza… ma il privato ispira ancora simpatia e fiducia.
Fa pensare alla classica cucciolata “di casa” allevata con tanto amore e ceduta a un prezzo abbordabile (purtroppo il primo specchietto per le allodole è sempre il prezzo: il cliente va dal privato anziché dall’allevatore perché pensa di “fare l’affarone”).
I risultati, purtroppo, sono quelli che avete appena letto.


A noi non resta che ricordare, per l’ennesima volta, che:

- i canifici dell’Est (e non solo dell’Est) producono cani come se fossero oggetti, badando SOLO a spendere meno possibile: quindi cibo di scarsa qualità, nessuna sverminazione o vaccinazione, condizioni igieniche deprecabili e così via;
- le cagne vengono fatte partorire ad ogni calore e vengono tenute in gabbie per tutta la vita (a volte sollevate da terra in modo che le deiezioni escano: a volte neanche quello);
- i controlli sanitari non esistono, come non esistono le vaccinazioni. Tantomeno esistono i controlli morfologici o gli esami per le malattie genetiche (la maggior parte dei cagnari non sa neppure che esistano, ma anche sapendolo si guarderebbero bene dallo spendere i soldi necessari per eseguirli);
- i pedigree, quando ci sono, sono immancabilmente falsi; dopo l’entrata in vigore della nuova legge, invece, i passaporti e i libretti sanitari sono quasi sempre veri… ma non danno alcuna garanzia, perché basta un veterinario compiacente per appiccicare bollini e firmare libretti senza che il cucciolo abbia mai ricevuto alcuna vaccinazione (ricordiamo, tra l’altro, che una vaccinazione eseguita prima dei 50 giorni è praticamente inutile);
- i cuccioli vengono tolti alla madre appena svezzati, intorno ai trenta-trentacinque giorni, e caricati su furgoni o camion (ultimamente anche in macchina, perché i controlli sono meno frequenti) a centinaia, dentro gabbie per polli o conigli o addirittura stivati sotto i sedili;
- a causa di queste terrificanti condizioni di allevamento, i cuccioli hanno un sistema immunitario debolissimo e sono facile preda di qualsiasi malattia: tra queste, purtroppo, sono frequentissime quelle virali, come cimurro e parvovirosi, che risultano quasi sempre letali;
- arrivati in Italia, i cuccioli sopravvissuti (anche meno della metà, per ogni viaggio) finiscono nei negozi, negli allevamenti multirazza (da 10 razze a 100), nelle fiere del cucciolo e recentemente anche in famiglie private che li smerciano raccontando storie inesistenti (dalla fattrice amatissima che è morta mettendoli al mondo al parente lontano che li ha incaricati di vendere i cuccioli perché lui non se poteva occupare…e mille altre panzane tese a giustificare la mancanza della madre dei piccoli);
- i cuccioli, alla fonte, vengono pagati 50/150 euro l’uno (a seconda della razza)…e rivenduti a prezzi che possono variare dai 4-500 euro ai 2-3000 euro per le razze più “pregiate”. Alcuni cagnari, incredibilmente, vendono queste povere creature a prezzi addirittura superiori a quelli di un buon allevamento italiano;
- i cuccioli (specie in negozio o nei sedicenti “allevamenti” che in realtà sono importatori a tutti gli effetti) vengono venduti quasi sempre con garanzia di 24-48 ore o di una settimana, quando le malattie infettive più gravi hanno un’incubazione di almeno 10 giorni;
- i cuccioli invenduti, se crescono troppo e non sono più appetibili per il cliente, vengono fatti misteriosamente “sparire”;
- i contratti di acquisto, quando esistono, comprendono clausole vessatorie ed assurde: per esempio, non puoi andare da un veterinario prima di 3 giorni o DEVI rivolgerti al loro veterinario di fiducia. Queste clausole NON sono valide, ma l’acquirente medio non lo sa e quasi sempre le rispetta.

La metà circa dei cuccioli di provenienza cagnara SI AMMALA – e spesso muore – entro una settimana-dieci giorni dalla vendita. Quelli che sopravvivono, in compenso, presentano quasi immancabilmente uno o più di questi problemi:

1. Tipicità scarsa o nulla: il cane somiglia vagamente alla razza che dovrebbe rappresentare, ma le differenze con i “veri” soggetti di quella razza sono eclatanti;
2. Malattie genetiche (displasia dell’anca e/o del gomito, cardiopatie, patologie oculari) in una percentuale del 40-50% superiore alla media della razza;
3. Problemi comportamentali come mordacità, iperattività, timidezza, fobie, ecc. legate alla deprivazione: il cucciolo ovviamente non ha modo di interagire con la madre e i fratellini durante i periodi sensibili, non riceve un’adeguata impregnazione e tantomeno una socializzazione corretta, insomma è destinato a presentare clamorose lacune caratteriali che solo in rari casi (e con grandi dispendi di energie e spesso anche di denaro) si riescono a superare;
4. Sistema immunitario debole, anche in età adulta e quindi sarà facile preda di tutte le malattie che possano venirvi in mente.
5. Potrebbe portare in Italia germi, batteri e virus tipici della sua zona di nascita, contro i quali i cani “nostrani” non hanno difesa. Qualche anno fa, dall’Ungheria, arrivò un tipo di parvovirosi contro cui le vaccinazioni erano inutili, perché apparteneva ad un ceppo sconosciuto. Prima ancora era arrivato un ceppo letale di cimurro.


Vale davvero la pena di mettersi in casa uno di questi cuccioli, solo per risparmiare qualche euro?
Purtroppo, per moltissime persone, la risposta è ancora “sì”. Anche per colpa della stupidissima propaganda animalista secondo la quale gli allevatori sarebbero tutti “criminali sfruttatori di esseri viventi”, la gente tende a rivolgersi al privato, che ovviamente non parlerà mai di “prezzo” del cucciolo, ma di “rimborsi spese”.
L’ultima frontiera della truffa cinofila è quella del cucciolo “gratis, pagando solo le spese di viaggio”: arriva una email in cui una persona, o una coppia, sostiene di doversi disfare di una cucciolata – ovviamente bellissima, di purissima razza, allevata con taaaanto amore ecc.ecc. – per motivi vari. Siccome vogliono solo che i cani vadano a star bene, non chiedono un centesimo, ma solo le spese di viaggio, rigorosamente aereo perché questi personaggi vivono sempre dall’altra parte del mondo.
Il cliente boccalone, convinto di aver fatto l’affare della sua vita, paga il trasporto aereo (2 o 300 euro) e aspetta trepidante un cucciolo che non arriverà mai, perché non è mai esistito.
In alcuni casi la truffa viene ulteriormente perfezionata raccontando che c’è stato un blocco in chissà quale dogana, che il cane è rimasto intrappolato all’aeroporto di Vattelapesca e che bisogna pagare una cifra X (di solito 1000 euro) per permettergli di riprendere il viaggio, altrimenti potrebbe morire di fame e di sete, povera stella, bloccato in quell’aeroporto. Diversa gente ha smenato anche questi soldi, sempre per non veder arrivare un beatissimo nulla.
Confrontata al traffico dei cani dell’Est, lo confesso, questa truffa mi è quasi simpatica: perché se non altro si vendono cani virtuali, che esistono solo nella fantasia dei truffatori e nei sogni degli ingenui acquirenti. Nessuno viene sfruttato, nessuno soffre, nessuno si ammala e muore.
Al contrario, i cuccioli dell’Est sono VERI. Sono esseri viventi, reali, sensibili, capaci di soffrire: e soffrono, accidenti se soffrono, vittime della cupidigia degli sciagurati venditori e dell’ingenuità di chi ancora non vuole accettare la realtà e spera di essere l’unico fortunato che davvero otterrà un cane bellissimo e dolcissimo risparmiando qualche centinaia di euro rispetto al prezzo di un buon allevatore.
Peccato che il risparmio poi lo rispenda, spesso moltiplicato per dieci, in spese veterinarie che spesso non bastano neppure a salvare il cucciolo.
Come dicevo all’inizio, sono trent’anni che ripeto queste cose. Le dico a tutti quelli che conosco, le scrivo, le pubblico, le ripeto talmente spesso da averne quasi la nausea.
Oggi le ho ribadite per l’ennesima volta, e non credo di essere stata più convincente del solito: qualcuno continuerà a cascarci, qualcuno che cade nella trappola ci sarà sempre.
Però, magari, UNA singola persona che ancora non sapeva nulla del traffico di cuccioli potrebbe aprire gli occhi, evitando di farsi accalappiare: ed io sarei già contenta. Però, se ognuno di voi che leggete – proprio stile catena di Sant’Antonio – farà conoscere questa realtà a qualche amico, parente, conoscente o amico di FB… chissà, magari le persone capaci di aprire gli occhi potranno diventare due, dieci, venti.
C’è ANCORA bisogno di tanta informazione, e per questo siete tutti pregati di aiutarci a diffonderla… ma soprattutto c’è bisogno di un po’ di buon senso.
C’è bisogno che la gente capisca, una buona volta, che non si trovano da nessuna parte le Ferrari al prezzodi una Cinquecento: che bisogna mettersi il cuore in pace ed accettare il fatto che un cucciolo di qualità – bello, di buon carattere e soprattutto SANO – è frutto di un lavoro impegnativo e molto, molto costoso, che porta conseguentemente ad un certo prezzo.
Se non volete spendere, i canili strabordano di cani assolutamente gratis.
Se però volete un cane di razza, dannazione, andate da un allevatore serio. Perché i cani di razza “nei saldi” non esisteranno mai e non li troverete mai.

_________________
"Vedere" i cani è una dote con la quale bisogna nascere, non la si può imparare. Noi dopo tutti questi anni, senza la benché minima esitazione, ricompreremmo i primi due Asia che ci hanno fatto innamorare di questa meravigliosa razza.
Leggendo il pedigree, comprendete come il cane dovrebbe essere; osservando il cane vedete come esso è in realtà; ma è solo osservando i suoi figli che potrete comprendere il suo effettivo valore.

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Re: Prima di decidere dove comprare un cucciolo...

Messaggio  karanuker il Lun Set 17, 2012 11:30 am

Da parte mia posso solo aggiungere che diversi allevamenti italiani multirazza fanno arrivare cuccioli come descritto sopra, poi li "naturalizzano" e vendono, spesso scirvendo sui loro sito o pubblicità, che cani arrivano solo da allevatori selezionati. Provate a comprare un cane all'Est, da un allevatore serio, vedrete che vi costerà ben più che comprare un cucciolo presso questi allevamenti multirazza italiani.

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Re: Prima di decidere dove comprare un cucciolo...

Messaggio  karanuker il Mer Mar 11, 2015 5:20 pm

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Non prendiamo mai un cucciolo TROPPO piccolo!

Valeria Rossi 6 aprile 2011



“Sono proprietario di un cucciolo di 40 giorni che…”
“Aiuto! Ho un cucciolo di 38 giorni, e…”

Molte lettere (o telefonate) di padroni preoccupati cominciano così: e regolarmente proseguono indicando qualche problema.
C’è chi non riesce a superare lo scoglio dell’igiene casalinga, chi si chiede se il cucciolo capirà mai che le mani del padrone non sono ossa da rosicchiare, chi si chiede perché mai il cucciolo non voglia giocare con lui, ma preferisca starsene rintanato in un angolo.
In molti casi i problemi sono semplicemente dovuti all’inesperienza del proprietario, che si trova in difficoltà di fronte a normalissimi atteggiamenti “cuccioleschi”.
Altrettanto spesso, però, i problemi sono reali: il cucciolo non si comporta in modo del tutto normale, e il padrone ha ragione di preoccuparsi.
A un gran numero di problemi di questo tipo si può dare un’unica risposta: il cucciolo è troppo piccolo, troppo piccolo, troppo piccolo!
La causa di moltissimi mali va ricercata solo nell’età a cui è stato sottratto dalla sua famiglia canina per inserirlo in quella umana.
Per la stragrande maggioranza degli umani, se “piccolo è bello”, “piccolissimo” è più bello ancora: il nostro istinto ancestrale di protezione verso il neonato va in brodo di giuggiole di fronte a tutto ciò che si può tenere nel palmo di una mano (se poi siamo donne, questa sensazione si eleva al cubo).
Per questo motivo desideriamo portare a casa il nostro cucciolo non appena vediamo che è in grado di mangiare da solo: il che avviene più o meno a 35 giorni.
Peccato che lo svezzamento fisico non corrisponda affatto allo svezzamento psichico del cane, che avrebbe ancora un bisogno VITALE di vivere con la madre e i fratelli.

Infatti, nel periodo che va dalla quarta settimana alla fine del secondo mese, il cucciolo “impara a fare il cane”, apprendendo dai conspecifici familiari un’immensa serie di informazioni.
E’ in questo periodo, per esempio, che i cuccioli imparano a dosare la forza del morso: se fanno male a un fratellino giocando, interviene la mamma che gli rifila una sonora sgridata.
Il cucciolo impara così ad associare il “cain” del fratellino (che significa dolore) al ringhio della mamma (che significa “stai facendo una cosa sbagliata”).
Ed è sempre in questo periodo che i cuccioli imparano il significato del “tabù”, insegnamento che spetta al padre (se c’è), ma che può svolgere anche la mamma quando è lei l’unico genitore presente.
Il cucciolo viene rimproverato – con grande scenografia se a impartire l’insegnamento è il padre, un po’ meno duramente quando ad agire è la mamma – se si azzarda a toccare un oggetto di proprietà di un adulto: osso, pallina, ma anche semplice sasso o bastone.
L’ “educatore ufficiale” dei miei cuccioli husky, un pastore tedesco di nome Ektor, non appena lo liberavo in mezzo ai piccoli scalmanati si guardava intorno con il preciso atteggiamento di un professore che entra in aula e cerca il gesso per scrivere alla lavagna: quindi prendeva in bocca il primo oggetto disponibile, si sdraiava a terra e se lo metteva tra le zampe, come dicendo “okay, comincia la lezione”.
E infatti i cuccioli che si avvicinavano troppo all’oggetto venivano “inquadrati” con grandi ringhi e profondi ROAR leonini, e imparavano rapidamente a non toccare le proprietà altrui.
L’oggetto “tabù”, solitamente, era un pezzo di legno, un giocattolo o una pietra: tutte cose facilmente reperibili nel mio giardino.
Un giorno in cui avevamo eseguito una pulizia abbastanza accurata, però, Ektor si guardò intorno a lungo (mentre i cuccioli lo assediavano e gli tributavano gli omaggi dovuti al “capo”): ma accipicchia, non trovava proprio niente di utile!
Così Ektor trotterellò verso la sdraio su cui io stavo prendendo il sole, mi diede una musatina (che avrei potuto tradurre con “scusa, eh? ma io devo lavorare. Prendo un attimo in prestito la materia prima“)…e si appropriò delicatamente ma fermamente della mia crema solare, andandosi a sdraiare con il flacone in mezzo alle zampe e cominciando subito a distribuire sonore sgridate ai cuccioli.
L’effetto sarebbe stato irresistibilmente comico per chi fosse arrivato in quel momento e avesse visto un pastore tedesco che difendeva strenuamente la sua lozione abbronzante da un branco di cuccioli che evidentemente volevano proteggersi a tutti i costi dai raggi ultravioletti.
Ma in realtà si trattava di un momento di grande serietà: imparare a non toccare le cose altrui, infatti, eviterà al cane di ingaggiare future risse anche molto cruente.
Un’altra cosa che i piccoli imparano da questo gioco è che esiste una “distanza di sicurezza”, al di fuori della quale non è il caso di allarmarsi (e infatti il padre interviene con i suoi ruggiti solo quando essa viene oltrepassata).
I cuccioli che non prendono coscienza di questo concetto potrebbero diventare, da adulti, abbaioni incalliti che danno in escandescenze quando un innocuo passante transita a cinquanta metri da casa: il che non ne farà degli ottimi cani da guardia, ma dei tremendi rompiscatole che vi metteranno quasi certamente nei guai con i vicini.

Ma questi sono solo alcuni esempi di tutto ciò che i cuccioli imparano dai membri della loro famiglia proprio nel periodo che va dai 40 giorni ai due mesi-due mesi e mezzo.
Se il cane viene staccato precocemente da madre e fratelli, non imparerà il galateo canino: o meglio, potrebbe impararlo dagli esseri umani, o da altri cani estranei alla sua famiglia.
Ma…ci sono molti e grossi ma.
Il primo è che la famiglia umana, nella stragrande maggioranza dei casi, non parla il “canese”.
Solo i veri esperti, profondi conoscitori di etologia e psicologia canina, possono insegnare a un cucciolo le regole giuste nella lingua giusta (e cioè la sua). Purtroppo i veri esperti sono rari, ed è molto più facile che il padrone cerchi di spiegarsi nel proprio linguaggio (che il cucciolo ovviamente non capisce): a volte, inoltre, non sa neppure cosa dovrebbe spiegare.
Gli altri cani, al contrario, potrebbero essere ottimi sostituti della famiglia d’origine: soprattutto i maschi adulti, fermamente convinti che tutti i cuccioli del mondo siano figli loro.
Ma…qui arriva il secondo “ma”, rappresentato dal problema-vaccinazioni: infatti non è consigliabile portare in giro il cucciolo finché non ha fatto tutti i vaccini, e questo gli preclude ogni incontro con i suoi simili più o meno fino ai tre mesi…età in cui, ormai, i giochi sono fatti per quanto riguarda gli insegnamenti “sociali”.

POSSIBILI CONSEGUENZE DI UN DISTACCO PRECOCE DALLA FAMIGLIA CANINA:

Se il cane ha meno di 60 gg. :

1 – mancata conoscenza del concetto di “rispetto della proprietà altrui”, e quindi rischio di future risse basate sull’incomprensione tra adulti;
2 – mancata presa di coscienza del concetto di distanza di sicurezza, e quindi possibile cane “isterico” che abbaia a qualsiasi foglia che si muova anche a centinaia di metri di distanza. Per i cani da utilità, problemi quasi certi nel lavoro di difesa. In alcuni casi problemi di aggressività e mordacità verso animali e persone;
3 – mancato apprendimento delle tecniche di caccia attraverso il gioco intraspecifico, e quindi abbassamento dell’impulso predatorio fondamentale per i cani da caccia e da utilità (lavoro sportivo).

Se il cane ha meno di 45 gg si aggiungono:

1 – imprinting sull’uomo incompleto, e quindi possibile cane timido o aggressivo verso le persone;
2 – socializzazione incompleta con gli altri cani, e quindi possibile cane rissoso (o timoroso dei suoi simili)

CONCLUDENDO:

A – MAI prendere il cucciolo prima dei due mesi, per nessun motivo (esclusi i casi di emergenza).

B – Se ci sono fondate preoccupazioni sulla possibilità di eventi traumatici (tra cui va sempre incluso il rischio costituito dai bambini piccoli presenti in casa), rimandare l’acquisto e prendere il cucciolo a tre mesi.
Non è assolutamente vero che si affezionerà meno di un cucciolo più piccolo, mentre è verissimo che sarà un cane psicologicamente “completo”, che avrà attraversato nel modo più naturale le fasi più delicate della prima maturazione psichica e quindi avrà altissime possibilità di diventare un adulto equilibrato e sicuro di sé (a meno che non sia il padrone, in seguito, a commettere gravi errori nella sua educazione).

C – ATTENZIONE: quando parlo di acquistare cuccioli di due-tre mesi mi riferisco ovviamente a cuccioli che vengono effettivamente tenuti a contatto con la loro famiglia canina e con le persone che se ne occupano.
Se i cuccioli (in allevamento o in casa di un privato) venissero staccati dalla madre, infilati in un box e semplicemente alimentati, senza che nessuno si curi del loro sviluppo psichico, essi non trarrebbero alcun giovamento da questa permanenza, e probabilmente crescerebbero meglio se venissero portati via da lì al più presto.
Il mio consiglio spassionato, però, è quello di non acquistare mai cuccioli che siano stati tenuti in tale “isolamento sociale”, perché saranno quasi sicuramente cani problematici dal punto di vista caratteriale.

_________________
"Vedere" i cani è una dote con la quale bisogna nascere, non la si può imparare. Noi dopo tutti questi anni, senza la benché minima esitazione, ricompreremmo i primi due Asia che ci hanno fatto innamorare di questa meravigliosa razza.
Leggendo il pedigree, comprendete come il cane dovrebbe essere; osservando il cane vedete come esso è in realtà; ma è solo osservando i suoi figli che potrete comprendere il suo effettivo valore.

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